SCHRECKBICHL COLTERENZIO

Colterenzio

I nostri vini

La produzione di un vino di qualità prende avvio nel vigneto: per ogni varietà viene scelta la posizione ideale, inoltre ogni vite deve essere curata in tutto l’arco dell’anno e ogni grappolo viene raccolto accuratamente a mano. Sì, tutto questo richiede grande lavoro. E per cosa? È semplice: un ottimo vino non può prescindere da uve sane e pregiate. Non c’è spazio per le vie di mezzo. Ed è proprio questa la missione in cui ci identifichiamo: una qualità senza compromessi e un gusto autentico.

Il vino si fa ambasciatore delle persone che si sono dedicate alla sua cura e alla sua produzione, rispecchiando il carattere di un territorio e di una varietà, con uno scopo primario: essere centellinato con gioia, gusto e consapevolezza.

Ribelli e pionieri

Per iniziare dobbiamo specificare che non siamo una cantina a conduzione familiare e non abbiamo neanche una lunga tradizione alle spalle, bensì siamo una delle cantine piu` giovani dell´Alto Adige e alle nostre spalle non c´è solo una famiglia ma ben 300 che, tutto l´anno lavorano nei vigneti, consegnando, autunno dopo autunno, preziose uve vendemmiate rigorosamente a mano. Va evidenziato che per molte di queste famiglie la viticultura non è l´occupazione principale ma, bensì la passione principale.

E questa è la nostra (recente) storia.

Nel 1960 28 vignaioli di Colterenzio fondarono, nei pressi di Appiano, la propria cooperativa, rendendosi così indipendenti dai commercianti di vino che all´epoca delineavano i prezzi. Questo manipolo di ribelli diede alla neo fondata cooperativa il nome della propria terra: il piccolo borgo di Schreckbichl (in italiano Colterenzio), svolgendo anche un ruolo pioneristico di perseguire con grande costanza un percorso di qualità. Luis Raifer, diede fuoco alle polveri e nel 1979 fece ingresso nella cooperativa in veste di direttore. Portò con sé un bagaglio carico di ambizioni, anche a seguito del suo viaggio studi in California. Erano gli anni Ottanta e l´Alto Adige era per lo piú una terra di rossi di mediocre qualità; Raifer, anch´egli viticoltore, riconobbe il potenziale di questa terra dei suoi vini d’eccellenza e sfruttando il terroir favorevole, l´adeguata estensione della superficie vitata e la competenza dei vignaioli locali, fece il passo in avanti. Come prima cosa, nel suo podere “Lafòa”, una collina baciata dal sole, sostituì le viti di Schiava con quelle di Cabernet Sauvignon e successivamente con Sauvignon Blanc. Introdusse uno standard qualitativo inedito, ovvero un quantitativo di raccolto inferiore, a fronte però di uve pregiate, per vini d´eccellenza. Così iniziò a predere forma, proprio dai suoi vigneti “pilota” con il Cabernet Sauvignon e il Sauvignon Blanc, una nuova dimensione di qualità.

Questa mentalità viene trasmessa a tutti, sperimentando la creazione di gruppi di qualità con nuove varietà. Tutt’oggi, soci e collaboratori della cantina perseguono con costanza questo modello, sia in vigneto che nella produzione di tutti i vini.

Alla base di tutto questo progetto ci sono ora, 300 vignaioli : soci della Cantina Colterenzio, che con le loro famiglie lavorano tutto l´anno nei vigneti per ottenere uve pregiate, autunno dopo autunno.

La Cantina

La forza di gravità, naturale e all´avanguardia, è la protagonista del nostro punto di conferimento, terminato nel 2010. Esso costituisce la prima stazione di passaggio per le uve sane e mature delle nostre famiglie di vignaioli. Grazie alla forza di gravità, infatti, i frutti raggiungono le diraspatrici e le pigiatrici, collocate nel piano sottostante. Tutte le uve a bacca rossa vengono diraspate, pigiate e immesse direttamente nei serbatoi di fermentazione, mentre quelle a bacca bianca vengono parzialmente diraspate o solo pigiate e condotte nelle presse sottostanti.

Le nuove presse a membrana assicurano un processo delicato, preservando le preziose sostanze aromatiche dell’uva. I vini che vantano un´aromaticità intensa e piena , anche dopo un prolungato affinamento in bottiglia, esaltano una spiccata fragranza e un limpido carattere varietale. La fermetazione e la maturazione dei nostri vini avviene, a seconda della varietà, in vasche di acciaio inossidabile, botti di cemento o di legno.

In fase di vinificazione, entrano in gioco l’abilità e il sapere del nostro mastro cantiniere Martin Lemayr e del suo team, che si adoperano per esaltare la qualità prodotta dai vignaioli con grande passione e dedizione.

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Energia pulita

Quello che i nostri viticoltori fanno ogni giorno nelle loro vigne, lo abbiamo implementato anche nella nostra cantina: lavorare in armonia con la natura.

Quando, nel 2009, la struttura è stata sottoposta a un intervento di ristrutturazione, abbiamo deciso di valorizzare la cantina non solo in termini architettonici, ma anche nell’ambito delle energie rinnovabili: l’impianto fotovoltaico copre oggi il 55% del nostro fabbisogno di energia, con cui viene azionata la maggior parte dei macchinari e dei computer. Grazie ai pannelli solari e al sistema di recupero del calore, inoltre, siamo in grado di soddisfare il 70% della richiesta di acqua calda, necessaria a pulire la linea di imbottigliamento e i serbatoi, nonché a scaldare gli uffici. Il nostro concept energetico ci consente di operare in un’ottica di sostenibilità, rendendoci in gran parte autosufficienti.

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Architettura e arte

Ogni vino è un’opera d’arte, unica e insostituibile.

Nessuna annata è uguale all’altra: il vino è una materia viva, un’espressione in costante evoluzione del terroir, un prodotto plasmato dalle condizioni climatiche, dalla mano sapiente del maestro cantiniere e dal proprio peculiare processo di affinazione.

Nel 2010, è stato avviato un importante intervento di ristrutturazione della cantina, volto a reinterpretare le strutture sino a quel momento amorfe, con un occhio di riguardo per il paesaggio e per l’ambiente. Al team di architetti Michaela Wolf e Gerd Bergmeister (Bressanone) è stato chiesto di trarre l’ispirazione dalla viticoltura: i dettagli in legno e acciaio, ben visibili anche dal di fuori, esemplificano il solido legame tra tradizione e tecnologia, mentre il legno delle superfici esterne dell’edificio richiama quello delle botti in rovere.

I pannelli in lamiera stirata nera, invece, simboleggiano le botti di acciaio, il lato moderno della produzione vinicola.

A creare tensione sono le installazioni circolari in acciaio inossidabile dell’artista Philipp Messner, che come specchi riflettono l’ambiente circostante, mutando in base a stagione, luce, colore del cielo e angolo di osservazione, alludendo agli acini che compongono i grappoli d’uva. Entrambi gli edifici, l’originale e il nuovo, personificano, una volta di più, il connubio tra modernità e tradizione.

L’opera è impreziosita dal “teatro verde”, una costruzione in acciaio, dinamica e leggera, ricoperta dai più diversi alberi e arbusti, pensata come una propaggine naturale del nuovo edificio e della collina adagiata alle sue spalle.

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Una storia vinicola ancestrale

“Il terroir è l’insieme di quegli elementi naturali e culturali che rendono unico un vino.”

L’Alto Adige deve la sua unicità a un’armoniosa unione di opposti, dove nord e sud e area germanofona e italofona si fondono in un tutt’uno, tra montagne imbiancate e fertili vallate, in un’area climatica senza eguali al crocevia tra il Mar Mediterraneo e le Alpi. È qui che prende forma un avvincente microcosmo, che a sua volta dà vita a nettari pieni di carattere. Nella parte meridionale della provincia, a circa 10 km da Bolzano, si estende il territorio dell’Oltradige con il Comune di Appiano sulla Strada del Vino, la più grande area continua coltivata a vite dell’Alto Adige, mentre sullo sfondo si dipana un suggestivo paesaggio collinare dell’ultima era glaciale, costellato di pittoresche località.

Uno dei paesini a vocazione vinicola più noti e antichi dell’Alto Adige è Cornaiano sulla Strada del Vino, ai cui margini sorge la piccola località di Colterenzio, anch’essa plasmata da un’ancestrale tradizione vinicola. Già nel 1200 circa, i poderi e i vini di quest’area erano menzionati con la dicitura “vinum schrechpuhlensis”. Colterenzio ha dato il nome anche alla nostra cantina: i soci fondatori, infatti, erano tutti originari di questo borgo.  

Dei 300 soci della nostra cantina, la maggior parte coltiva i propri vigneti nell’area circostante Colterenzio, Cornaiano e Appiano, mentre altri conferiscono le loro uve anche dalla zona di Bolzano e dintorni e da Salorno, al confine con il Trentino. Questa vasta area di riferimento garantisce un’ampia varietà: 12 diverse qualità crescono in vigne tra i 250 e i 550 metri di altezza, a fronte di una composizione del terreno estremamente diversificata. La barriera delle Alpi, 18.000 ore di sole all’anno, i venti del Lago di Garda, il calore delle ore diurne e la frescura di quelle notturne creano le condizioni ideali.

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Coltivazione della vite

La qualità affonda le sue radici nel vigneto ed ecco perché un’accurata coltivazione delle viti è la priorità di tutti i vignaioli. Dalla messa a dimora sino alla vendemmia, il lavoro in vigna si armonizza con i ritmi della natura. I contadini coadiuvano l’equilibrio biologico e quindi la vitalità delle viti. La forma di allevamento implementata è la classica pergola, che va ad affiancare la moderna spalliera. L’inverdimento permanente accresce il contenuto di humus, consentendo al terreno di accumulare un maggior quantitativo d’acqua, mentre una rigida riduzione del raccolto, ottenuta mediante potatura corta invernale, accresce la qualità delle viti.

La nostra cantina ha pioneristicamente portato avanti un’idea che successivamente è stata sposata anche da molte altre realtà: un gruppo di viticoltori di eccellenza ha deciso di riunirsi per produrre uve destinate a vini di assoluto prestigio. Questa mentalità, improntata alla qualità, è condivisa oggi da tutti i soci della cantina.

ALCUNI RICONOSCIMENTI

riconoscimenti colterenzio